Traduzioni dal primo libro della Tebaide di Stazio. Edipo invoca Tisifone e maledice i figli Eteocle e Polinice che aspirano al potere incestuoso di un padre incestuoso.
“O dèi che governate sulle anime
e sul Tartaro troppo stretto persino per le pene
e tu, scuro Stige dal fondo oscuro
e tu, Tisifone – ti vedo, e spesso ti ho invocata –
fa’ un cenno con la testa
asseconda le mie perverse preghiere.”
“Se qualcosa a ragione mi spetta
se mi hai davvero tenuto al caldo sul tuo grembo
mentre venivo giù dalla madre
se mi hai rimesso sui piedi bucati
se ho raggiunto una fonte a Corinto tra due montagne
andando a vivere felice col creduto padre Polibo
se su un trivio tagliai la gola al vecchio re – il vero padre che non conoscevo –
mentre cercavo mio padre – il re che mi era dinnanzi –
se con furbizia risolsi gli enigmi dell’ingiusta Sfinge
(tu me li rivelavi!)
se godevo dello schifoso sesso materno
nel tempo di notti incestuose
(per te, lo sai, tutto preparavo!)
se avido di pena ho appena accecato i miei occhi
che per ultima videro la madre infelice
esaudiscile! se violento chiedo la violenza che tu stessa sei.”
“Comunque li generai, io li generai
e non mi hanno aiutato, cieco e senza potere,
con le parole non mi hanno consolato nel dolore –
eccoli invece superbi!
Re, dopo la mia morte, insultano le tenebre
disprezzano le sofferenze di un padre.
Anche per loro sono colpevole?
E, ignavo, il padre del cielo vede tutto quanto?
Almeno tu accorri, giusta vendicatrice,
tessi la mia stirpe nella pena
indossa la corona sporca di sangue
che strappai con mani sanguinarie
corri tra i due fratelli
infiammata dalle maledizioni del padre
e si spezzi il loro legame nella spada.”
“Regina degli abissi infernali
concedimi quel male che vorrei vedere:
i miei figli non s’attarderanno.
Appena pronta, vieni, li riconoscerai.”
– Marcellino


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