Le facoltà umanistiche devono essere riconosciute nel loro intimo valore. Storia, filosofia, e le bellissime lettere: senza questi pilastri della società ci aspetterebbe un inferno di cuori svuotati, di anime cieche alla bellezza della piccola vita e del grande universo. È un dato tangibile. Questi studi educano alla cultura e alla delicatezza. Sono l’ultimo canto dell’innocenza, un baluardo di pace in un mondo dove la violenza spadroneggia con spranghe e pistole. La poesia ci salverà. Un romanzo ci salverà. Sul serio, una volta che hai ottenuto la tua iscrizione alla facoltà di Lettere, le porte del sogno si spalancheranno davanti ai tuoi piedi, e una corte di onestissimi reietti ti accoglierà, pronta a consolare gli scompensi causati dal mondo moderno, così brutto e cattivo, ma stai tranquillo, troverai maestri in grado di offrirti gli strumenti per comprendere la realtà e i suoi morti.
Purché tu non sia una persona mite. Non credevi davvero che la magia fosse gratuita?Sveglia, amico o amica mia! Se tu hai la sfortuna di essere una di quelle persone che, come è santo e umano che sia, se ne sta nelle ultime file di una lezione, e non parla o per una tensione ansiosa, o perché semplicemente non ne ha voglia, ebbene se ti ritrovi in questo ritratto, il discorso cambia. Tu, insomma, che trovi della saggezza in quello che leggi senza che ti venga detto dalla cattedra, e sfotti il desiderio irrefrenabile di fare gli alternativi dopo i quarant’anni, senza sapere nulla del presente… Per te non c’è eternità. Secondo i recenti studi, come ci insegnano i canuti saggi, se guardiamo agli ultimi sviluppi delle tendenze in ambito gnoseologico… Insomma accetta il baratto della mediocrità. Sei un Senza Nome, bravino si spera, magari dotatissimo, ma se non alzi la mano e poni domande che non ti interessano, se non hai – ma dimmi che lo hai fatto, s’il te plaît – piratato l’ultima imperdibile uscita del tuo mentore, se non hai fatto nulla di tutto questo, e di quello che seguirò a dire, devi solo levarti dal cazzo: «lasciateci discutere sulle ombre di questo sporco mondo, perché abbiamo letto tanto ed è nostro dovere smuovere le coscienze sulla corruzione e lo status quo che… Aspetta un attimo. Come dici? Certo che ospiterò la tua intervista sul mio sito, se vuoi metto in prima pagina il tuo nuovo libro.»
Capirai che per un Senza Nome del tuo calibro non ci saranno, come dire, opportunità! Non mi riferisco allo stretto mondo accademico, che magari neanche ti interessa, ma anche a occasioni di compassione. Zero pietà, finché non sarai morto, magari gettandoti dalla finestra della sede che ti ha visto piangere su un esame non superato. Capirai che allora il tuo brand umano diventerà interessante. Ci si potrà investire. Non hai idea di quanto dibattito accenda un post su Facebook che ricordi quanto brutta e cattiva sia la società fuori dalla cerchia. Ti prego di ragionare con freddezza, piccolo anonimo: con il tuo commuovente decesso schiuderai le porte al ricordo estemporaneo: «Mi torna in mente quella volta in cui io… ed io allora… e io mi rialzai… e io piansi … io, io, io»; pure non vorrai essere tanto egoista da impedire che le migliori menti delle nostre accademie uniscano la tua scomparsa all’analisi politica su larga scala. Ma vedi che se sei fortunato diventerai immortale in una poesia, che non parlerà di quello che eri, non esageriamo. Parlerà, boh, di schianti cosmici e cantine fischi nel buio, quella roba là.
Nota bene che adesso siamo in un periodo di relativa calma, questo mese nessuno si è ammazzato, quindi la questione è presto dimenticata in favore della Palestina. O di qualche altro evento epocale sul quale i nostri professori sentono l’esigenza di esprimere il loro parere non richiesto.
Torniamo alla quotidianità. Ci sei tu, e ci sono quelli che sanno far mostra di quello che hanno, e se sei parecchio attento, ti accorgerai che i cosiddetti migliori, salvo eccezioni, sanno ben mascherare la vanità dietro l’accondiscendenza. Merda nera, non li sentirai mai parlare male dell’entourage: vedi come è sottile l’impalcatura di questa società. Lamentati di tutto, senza dire niente. Accusa, ma senza nomi. E sopra ogni cosa, questa minoranza difficilmente ti offrirà aiuto, vuoi perché qualsiasi creatura, una volta venduta l’anima, appare come un potenziale nemico; vuoi perché ormai il sistema è piramidale. C’è chi sta in cima, e ammira il proprio nome su locandine di convegni dalla dubbia prestanza estetica, e ci sei tu. Ci sono gli araldi del vuoto e chi a certi eventi si reca o perché costretto, o perché magari la faccenda realmente gli interessa, ma sta nel suo cantuccio, a immaginare come la vita possa essere migliore grazie a ragionamenti di delicatezza. Chiaramente, la seconda categoria prolifica sotto lo sterco di plancton e non ha modo di risalire. Giustizia! Sì, ma non per tutti gli studenti.
Nota come questo è l’atteggiamento del branco che si coalizza, ma un branco più o meno intellettualmente sviluppato, tale da aver quantomeno padroneggiato un riassunto di Castiglione. Appariranno mansueti ed impegnati sul fronte politico, tutti gli saranno nemici, è un’orgia di amanti tossici, che sbranano a vicenda le proprie vanità. Aguzza la vista, io parlo per l’ambiente che ho visto, quello di Napoli, e noterai come, salvo poche eccezioni che difenderei con furia, ricorrano sempre gli stessi nomi in ogni ambiente. Le Fiere del Libro, le Riviste che si corteggiano favori, le piccole Case Editrici, le letture di poesia per cui Dio indubbiamente ci punirà: a rotazione, se siamo fortunati, sono sempre gli stessi soggetti che decidono chi arriva e chi cade. E la cosa più divertente è che stiamo parlando di un impero di cenere: nessuno vende, di loro nessuno parla, ma vedi che le parole e le cose servono a qualcosa. Ti fanno credere l’importanza, e anche l’onnipotenza, di certi ambienti e certe presenze, e se sono di nicchia è colpa del mondo, del futuro, degli dei, degli zotici, di tutto ma mai dei diretti interessanti.
Ovvietà. Il mondo va così da sempre e non avrebbe senso lamentarsi di fenomeni secolari. Adocchia bene però lo spigolo della questione: è il pregiudizio che ti rende un cuore puro. Voglio dire, se tu non confidassi così tanto nell’equazione cultura uguale empatia e compassione, ti renderesti subito conto della menzogna, e del gioco che è uguale dappertutto, ma che in questa sede si nasconde dietro l’abbonamento a teatro. Personalmente, li guarderei con pietà. Riescono a rendere capitalismo persino gli insulti. Provano gioia nell’essere pugnalati dal futuro, e neppure reagiscono. Le facoltà umanistiche sono inutili! – dicono. Loro rispondono con workshop di polvere, che non insegnano nulla di concreto, custodi del vintage, anime vecchie volte alle scoperte del battesimo sacrale inserire parole dall’estrinseca ambiguità mistica.
Non si tratta di condannare il coraggio di tentare, la passione del rischio. Quella è la più antica delle nostre virtù. Bene che si propaghi, ma senza un tornaconto. La coalizione da salotto, l’aperitivo del privé tra un povero Wagner e un sempiterno De André, la modulazione nel parlare, la postura da prescelto del primo banco sono strutture non diverse da quelle di una qualsiasi società divisiva, che per prima mette da parte l’utile e l’inutile. Alla fine, la grandezza di queste presuntuose umiltà non è altro che la più antica forma di sottomissione, e la peggiore: ora ti arrampichi dietro il completo gessato di mister Y., domani qualcuno si arrampicherà sulla pila dei tuoi utilissimi saggi sulla parola che non dici.
Che brutto scritto senza contesto. Estemporaneo, volevo dirlo.
– Roman Dalloway


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